"In Italia oggi ci sono allarmanti segnali di razzismo. Dobbiamo rimanere in stato di allerta, non per quello che sta succedendo, ma per quello che potrebbe succedere. Prima si mette nel mirino un gruppo, poi un altro. Bisogna porre uno stop" (Riccardo Di Segni - Rabbino Capo di Roma - "The Times", 29 Maggio 2008).
Il Servizio: "...Se dici che sei antifascista ti ridono in faccia..." (Intervista a Giorgio Bocca ed altro ancora...), ha suscitato evidentemente molto interesse, soprattutto a Destra, tanto che sono stati inviati diversi Commenti, con qualche mia diretta Risposta perché chiamato in causa.
Essendo veramente molto lunghi, specie quello di Massimo Magliaro su Giorgio Almirante (oltre 18 mila caratteri), pur di non tagliare niente, perché non è mio costume fare ciò, mi sono deciso di dare comunque visibilità a questi Lettori, che ringrazio per l'attenzione che dimostrano di avere per il "mio" organo di informazione virtuale. Pertanto riporto qui di seguito quanto mi è stato inviato:
1 - Roberto Manna, Portavoce Provinciale Gioventù Italiana - (29 Maggio
2008)
Caro Mario, non essere fazioso. Sulla rivista "Difesa della razza" scrissero anche Giovanni Spadolini e Amintore Fanfani. Vergognosi pure loro?.
Erano tempi diversi, che anche il Presidente della Camera ha sottolineato, che certe cose furono fatte da uomini di destra e di altri schieramenti, che successivamente alla guerra si schierarono sia a Destra che a Sinistra. Bisogna essere cauti con il fare demagogia spicciola.
Come pure il raid di Roma nn è opera di gente di destra, bensì di uno di sinistra con tanto di Ghe (il delinquente centroamericano, migliaia di persone uccise per fama di potere, alla pari di Milosevic e Saddam; lo stesso Castro lo fece uccidere, perchè era un sanguinario senza scrupoli).
MARIO, SII CORRETTO E NON UTILIZZARE LA TUA DOLCE PENNA, PER SCRIVERE COSE PRETESTUOSE. DIVENTI POCO CREDIBILE, DI FACILE ATTACCO COME GIA' TI E' CAPITATO SU SALERNO PRESS, SII UN GIORNALISTA IMPARZIALE, METTI L'ACCENTO E I PARERI SULLE COSE, MA EVITA DI FARE POLITICA.
IL COMUNISMO ED I COMUNISTI HANNO FALLITO, NON LO DICIAMO NOI DI DESTRA. LA STORIA VI HA CONDANNATI, SIETE STATA LA BUFALA PIU' GRANDE DEL TERZO MILLENNIO, UNA IDEOLOGIA INUTILE!!!.
MI DISPIACE, MARIO, MA PURTROPPO BISOGNA ESSERE ANCHE FORTI NEI GIUDIZI NEL MOMENTO IN CUI TU USI LA TUA INTELLIGENZA PER ADEPTIZZARE PERSONE CON COSE FALSE. IL TUO RUOLO DI PROFESSORE, GIORNALISTA, STORICO NON PUO' ECCEDERE IN COSE COSI' PICCOLE.
TI STIMO E TI VOGLIO BENE, PER VEDERE COSE COSI' SUL TUO BLOG. UN ABBRACCIO AFFETTUOSO-BUONA DESTRA A TE.
MANNA ROBERTO-Portavoce Provinciale Gioventù Italiana
2 - Massimo Magliaro su GIORGIO ALMIRANTE (29 Maggio 2008)
Vent'anni sono passati dalla morte di un grande uomo, che ha contrassegnato larga parte della nostra storia politica: Giorgio Almirante. E a lui, ancora oggi, alla sua memoria, ci inchiniamo con profondo rispetto di militanti politici. Per Almirante rischiammo la vita e molti nostri ragazzi, "quelli sì, nostri camerati" la persero, vittime dell'odio rosso. Almirante fu anche geniale precursore di un modello di democrazia diretta che oggi vediamo rappresentata dall'elezione popolare dei sindaci, dei presidenti delle province e delle regioni. Fu inguaribile sognatore della stagione della pacificazione nazionale. Fu profeta inascoltato di un'identità che si richiamava all'affermazione di valori legati alla tradizione nazionale. Creò la destra italiana e la accompagnò per mano, amato dalla sua gente. In questa politica tutta melassa credo si troverebbe assai male. Anche noi, in un mondo che i leader politici di destra non li ama più. Giorgio, noi ti amiamo ancora.
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Giorgio Almirante nasce a Salsomaggiore, in provincia di Parma, il 27 giugno 1914.
Il padre, attore, direttore di scena di Eleonora Duse e di Ruggero Ruggeri e poi regista del cinema muto, apparteneva ad una famiglia di attori e di patrioti, con ascendenti appartenenti all'alta nobiltà di Napoli. Il piccolo Giorgio visse, quindi, i suoi primi anni seguendo la famiglia da una città all'altra, fino a che gli Almirante si stabilirono a Torino, dove intraprese studi regolari. Successivamente, si trasferì con la famiglia a Roma, dove si iscrisse all'Università nella Facoltà di Lettere. Parallelamente agli studi, intraprese la carriera di cronista praticante presso "Il Tevere", quotidiano fascista diretto all'epoca da Telesio Interlandi. Vi rimase fino al luglio 1943, ormai trentenne. Conseguita la laurea in lettere e l'abilitazione all'insegnamento di materie classiche, dopo sei anni di praticantato gratuito, viene nominato da Interlandi caporedattore e, poco dopo, anche segretario di redazione della nuova rivista "La Difesa della razza", inizialmente diretta dallo stesso Interlandi. Cresciuto, dunque, in piena epoca fascista, come gran parte dei suoi coetanei, militò nelle organizzazioni giovanili fasciste, ma durante il regime non andò oltre la carica di fiduciario del GUF della facoltà di lettere dell'università di Roma. Quasi cinquant'anni dopo, avrebbe ammesso di essere stato allora razzista e antisemita in buona fede e per motivi politici (come molti giornalisti italiani poi passati all'antifascismo); la collaborazione alla "Difesa della razza" fu, di tutta la sua vita, l'unica esperienza che sconfessò completamente, pur conservando un ottimo ricordo di Interlandi. Inoltre, è noto che Almirante, durante il periodo della Repubblica di Salò, salvò dalla deportazione in Germania un suo amico ebreo e la famiglia di questo, nascondendoli nella foresteria del ministero della Cultura popolare a Salò.
Intanto, scoppia la seconda guerra mondiale, evento che vedrà Almirante coinvolto anima e corpo. Infatti, essendo stato richiamato alle armi come sottotenente di complemento di fanteria, viene mandato in Sardegna a comandare un plotone di guardia alla costa, un compito non certo esaltante. Almirante, invece, desiderava partecipare attivamente alle operazioni di guerra; si offrì dunque volontario per il fronte dell'Africa settentrionale, e a tal fine si fece nominare corrispondente di guerra. Raggiunse Bengasi alla fine dello stesso mese di giugno, dove visse le alterne fasi della guerra fino a tutto il 1941, ottenendo la croce di guerra al valor militare. Tornato poi a Roma, riprese il suo posto di caporedattore de "Il Tevere". La mattina del 26 luglio 1943, però, Mussolini cade. Come politico sembra ormai del tutto finito. Numerose sono le defezioni fra i fascisti, molti dei quali passano improvvisamente al fronte democratico, comportamento che invece Almirante rifiuta. Rimane dunque improvvisamente solo: anche il suo ex direttore, Interlandi, viene arrestato come "fascista pericoloso".
Ai primi di agosto Almirante risponde ad una nuova chiamata alle armi, come tenente, presentandosi a Frosinone presso il suo vecchio reggimento di prima nomina. Là viene sorpreso, l'8 settembre, dalla notizia dell'armistizio; il giorno dopo, trovandosi a comandare provvisoriamente una compagnia distaccata, viene abbandonato da superiori e sottoposti e preso dai tedeschi, dai quali ottiene però di arrendersi con l'onore delle armi e di essere lasciato libero; raggiunge allora il colonnello comandante dell'ormai dissolto reggimento e, una volta ottenuta una formale licenza, torna Roma a piedi. Dopo il discorso di Mussolini alla radio di Monaco, che invitava ad un ricompattamento dei fascisti e quello del maresciallo Graziani al teatro Adriano di Roma, compie la sua scelta di campo: si arruola nella costituenda Guardia Nazionale Repubblicana con il grado di capomanipolo. Dopo pochi giorni di lavoro a Venezia, Almirante passa alla sede di Salò dove svolge varie mansioni: prima Capo di Gabinetto del Ministro della Cultura Popolare, poi Attendente di Mussolini. La sua attività di funzionario ministeriale viene interrotta tra il novembre 1944 e il gennaio 1945 dalla sua partecipazione, come tenente comandante del reparto del Ministero della Cultura Popolare nella Brigata Nera Autonoma Ministeriale, alla campagna antipartigiana di Val d'Ossola, durante la quale però egli e i suoi uomini non hanno mai occasione di partecipare ai combattimenti.
Il 25 aprile 1945 Almirante, che aveva seguito Mussolini e il ministro Mezzasoma a Milano, entra in clandestinità, a causa delle rovinosa caduta del fascismo. Rimane in questa condizione per più di un anno e mezzo. Uscito dalla clandestinità nel settembre 1946, si reca a Roma e da lì intraprende un'intensa attività politica, partecipando alla fondazione di un gruppo di reduci fascisti repubblicani, il "Movimento Italiano di Unita Sociale" (MIUS).
Il 26 dicembre 1946, invece, Almirante partecipa alla riunione costitutiva del "Movimento Sociale Italiano" (MSI), che si svolge a Roma nello studio dell'assicuratore Arturo Michelini. Contrariamente a quanto si crede, infatti, Almirante non è stato da subito segretario del MSI, compito che per diversi anni toccò a Michelini. Nel 1948 Almirante conduce, per le elezioni politiche del 18 aprile, una durissima campagna elettorale; il MSI ottenne il 2 per cento dei voti ed entrò in Parlamento con sei deputati, tra i quali lo stesso Almirante, e un senatore. Almirante in quella prima fase rappresentava la continuità ideale con il fascismo repubblicano. Fu confermato segretario del MSI dopo i primi due congressi nazionali del partito (Napoli, giugno 1948; Roma, giugno-luglio 1949).
Nel corso delle successive legislature della Repubblica Almirante, si distinse in battaglie ostruzionistiche in Parlamento come quella contro l'attuazione dell'ordinamento regionale dello Stato. Altre battaglie lo vedono protagonista, come ad esempio quella contro la legge Scelba sul divieto della ricostituzione del Partito fascista o contro la riforma elettorale maggioritaria di De Gasperi, in difesa dell'italianità di Trieste e dell'Alto Adige, contro la nazionalizzazione dell'energia elettrica e contro la riforma della scuola media.
Nel 1969 muore Michelini e, di fronte al problema della successione alla guida di un partito in grave crisi, (nelle elezioni politiche del 1968 era sceso al 4,5 per cento dei voti, suo minimo storico ad eccezione del risultato del 1948), il gruppo dirigente del MSI elegge Almirante segretario nazionale all'unanimità.
La segreteria Almirante mira fin dall'inizio all'unità delle destre, trattando a tal fine con i monarchici e con gli indipendenti di centro-destra. Nelle elezioni regionali del 7 giugno 1970 il MSI ebbe una discreta ripresa, anche grazie al lancio di alcune parole d'ordine da parte del segretario: "alternativa al sistema", "destra nazionale" e così via. Inoltre, forte presa sull'elettorato ebbe l'idea della formazione di un "Fronte articolato anticomunista" con altre forze politiche, agglomerato che poi di fatto costituì la Destra Nazionale. Il risultato di questa operazione di maquillage porta il partito ad ottimi risultati nelle elezioni regionali siciliane e amministrative del 13 giugno 1971: il 16,3% dei voti in Sicilia e il 16,2% a Roma.
Il 28 giugno 1972 la Procura della Repubblica di Milano chiede alla Camera l'autorizzazione a procedere contro il segretario nazionale del MSI per il reato di ricostituzione del disciolto Partito fascista, autorizzazione concessa con 484 voti contro 60; ma l'inchiesta sulla presunta ricostituzione del PNF, trasferita alla Procura della Repubblica di Roma non fu mai portata a termine. Nel 1975-76 Almirante prova a rilanciare il suo partito con un'iniziativa che doveva rappresentare una nuova fase dell'operazione Destra Nazionale: la "Costituente di destra per la liberta", organizzazione esterna e alleata, fondata il 22 novembre 1975. Ma nelle elezioni politiche del 20 giugno si consuma la scissione dall'organizzazione giovanile del partito, il Fronte della Gioventù. Almirante commissaria questa organizzazione e il 7 giugno 1977 nomina egli stesso il nuovo segretario del Fronte nella persona di Gianfranco Fini, allora venticinquenne, che già si era guadagnato la sua fiducia.
Le elezioni regionali e amministrative del 1978 danno però risultati negativi al MSI-DN. Nel corso della campagna elettorale, fra l'altro, un esponente di Democrazia Nazionale lo aveva accusato di favoreggiamento personale nei confronti di un presunto responsabile della strage di Peteano (avvenuta nel 1972); l'accusa, pur smentita dal senatore di Democrazia Nazionale sulle cui confidenze avrebbe dovuto basarsi, portò ad una lunga inchiesta, al cui termine Almirante fu rinviato a giudizio con altri, ma amnistiato prima dell'inizio del processo. Questo fu l'unico coinvolgimento di Almirante in un'inchiesta su fatti di terrorismo; in un altro caso egli, avendo avuto notizia nel luglio 1974 dei preparativi di un attentato ad un obiettivo ferroviario, ne informò subito le autorità.
Iniziata la IX legislatura, diviene presidente del Consiglio Bettino Craxi, che sembrava intenzionato a "sdoganare" il MSI-DN. Ma il partito di Almirante rimase sostanzialmente isolato a destra; e se in un'importante occasione sostenne di fatto il governo Craxi, permettendo nel febbraio 1985 la conversione in legge del cosiddetto secondo decreto Berlusconi, lo fece per una convergenza di interessi con alcune forze della maggioranza (contro il monopolio televisivo di Stato).
Nel luglio 1984 Almirante annuncia la propria intenzione di lasciare la segreteria per ragioni di salute entro la fine dell'anno, in occasione del prossimo congresso nazionale. Ma il partito gli chiede quasi all'unanimità di recedere da tale proposito. L'anziano leader acconsente a rimanere in carica ancora per un biennio. Il XIV congresso nazionale del MSI-DN (Roma, novembre-dicembre 1984) lo rielegge segretario per acclamazione, ignorando la contrapposta candidatura di Tomaso Staiti. Con queste assise inizia la fase finale della seconda segreteria Almirante, in cui tutte le cariche principali furono affidate ad uomini della vecchia guardia e di tutte le correnti. Almirante, poi, assunse personalmente la carica di direttore politico del "Secolo d'Italia".
Il 12 maggio 1985 il MSI-DN ottenne nelle elezioni regionali il 6,5 per cento dei voti (suo massimo storico in questo genere di consultazioni) e riportò a Bolzano, nelle elezioni comunali, l'ultimo clamoroso successo del periodo almirantiano, divenendo il primo partito del capoluogo di quella provincia, la cui italianità era sempre stata difesa dai missini. Un altro buon risultato il MSI-DN ottenne nelle elezioni regionali siciliane del giugno 1986. Nell'agosto dello stesso anno il segretario missino, colto da malore, dovette essere ricoverato nella clinica romana di Villa del Rosario.
Nelle elezioni politiche del 14 giugno 1987, in occasione delle quali Almirante condusse la sua ultima campagna elettorale, il MSI-DN scese al 5,9 per cento dei voti, 35 seggi alla Camera e 16 seggi al Senato: un insuccesso che concludeva un periodo di quattro anni assai positivo, anche se i risultati particolareggiati confermavano il radicamento del partito in ogni parte d'Italia. Il 6 settembre successivo, in occasione della festa Tricolore di Mirabello (Ferrara), Almirante presentò ufficiosamente come proprio "delfino" il trentacinquenne Gianfranco Fini, il più giovane deputato del MSI-DN. Almirante teneva moltissimo a che il suo successore fosse un suo uomo di fiducia; ma il designato avrebbe potuto essere anche della sua stessa generazione, e in questo caso sarebbe stato probabilmente il vicesegretario vicario Servello. L'imprevista scelta in favore di Fini fu da molti considerata, in quei mesi, un mero stratagemma di Almirante per continuare a dirigere il partito, in qualità di presidente, dopo avere lasciato la segreteria; sette anni dopo, invece, tale scelta si sarebbe rivelata retrospettivamente una delle più felici del fondatore della Destra Nazionale, avendo liberato il MSI-DN dall'ipoteca di un gruppo dirigente troppo anziano e, dunque, troppo legato al passato per poter mai uscire dal ghetto politico della destra radicale.
Per ovvie ragioni la maggioranza dei vecchi notabili missini accolse con freddezza o aperta ostilità la candidatura di Fini, che incontrava invece il favore di vari notabili della generazione successiva. Nella fase precongressuale il partito fu lacerato dalle più dure polemiche dell'ultimo decennio, polemiche che non risparmiavano il segretario uscente.
Ad ogni modo, Almirante fu eletto presidente del partito il 24 gennaio 1988, per acclamazione, dalla maggioranza del nuovo comitato centrale, incarico che mantenne per soli quattro mesi, gli ultimi della sua vita. Il 22 maggio 1988, dopo mesi di sofferenze e di ricoveri Giorgio Almirante si spegne nella clinica di Villa del Rosario. Fini onorò il suo predecessore e maestro dicendo di lui ...."un grande Italiano"...."il leader della generazione che non si è arresa".
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Massimo Magliaro ha scritto di G. Almirante
"Non so in quale misura la politica in Italia sia teatro. Vorrei che lo fosse; e se per caso qualche volta lo è, vorrei che lo fosse molto di più.
Vorrei che lo fosse come al bel tempo dei "guitti": bauli e treni; viaggiare incessante; mutar di pubblico restando se stessi; dipendere dal consenso ma non piegarsi al capriccio; determinare la moda ma non subirla; gustare l'applauso ma non sgomentarsi per il fischio o lo zittio; rispettare e stimolare la critica ma non procacciarsela favorevole con facile lenocinio o corruttela, anche per non essere costretti a provarne l'ingiusta o provocatoria sferza; custodire le cose belle del passato ma aprirsi ad ogni novità capace di arricchire lo spirito; e, soprattutto, recitare per gli altri e non per se, ascoltarsi recitando come se la propria voce muovesse dalla platea e dal loggione e ci venisse incontro e ci dicesse che siamo interpreti della commedia umana del nostro tempo".
Sono parole che Giorgio Almirante ha lasciato nel primo capitolo della "Autobiografia di un fucilatore". Sono il ritratto della sua vita, del suo stile. La sua è stata davvero una grandiosa interpretazione della commedia umana di questo tempo. Tempo difficile, nel quale hanno convissuto presunte certezze insieme con vigorose speranze, culto della conservazione con, come era solito dire, "nostalgia dell'avvenire", pratica della corruzione e amore della pulizia. Lui, Giorgio Almirante, lo ha vissuto per intero questo tempo e sempre dalla parte giusta.
Cercava il consenso e non lo subiva perché, ad esempio, non ha mai incitato alla vendetta, anche quando la folla amica la pretendeva.
Anticonformista, non ha mai ceduto alla moda, ma ha rappresentato antimoda. Uomo di lotta dura ancorché leale, non ha mai avuto paura delle critiche che lo hanno assediato con spietatezza per tutta la vita; anzi, le ha affrontate a viso aperto imponendo via agli avversati il rispetto che gli dovevano e che vennero a testimoniare per l'estremo saluto tutti, nessuno escluso.
Intellettualmente curioso, era apertissimo al nuovo, senza però recidere le radici del passato, quelle buone. Sopratutto un infinito disinteresse. Pensava, parlava, agiva per gli altri, mai per sé. Aveva un grande amore per la sua gente, un amore che lo ha portato a viaggiare, ad arrivare ovunque, ad incontrare tutti, a parlare con tutti, ad ascoltare tutti. È stato l'uomo politico italiano che ha conosciuto il maggior numero di italiani e che è passato, per incontrarli tutti, nel maggior numero di città, paesi, villaggi, borghi. Il suo motore era l'amore per gli italiani. Chi ha avuto modo di stargli accanto, sa che egli non ha mai pensato in termini di odio. Mai. Ed anche l'ultima delle sue creature politiche, il progetto di riforma della Costituzione, scaturiva da questa voglia di rifare l'Italia amandola: l'adorabile Italia...
Volle celebrare un Congresso nazionale, il dodicesimo, a Napoli il 5/6/7 ottobre 1979. E volle intitolarlo appunto alla Nuova Repubblica, cioè al progetto di riforma del sistema. Precedette tutti, venne prima di tutti, prima della Commissione Bozzi e, poi, della Commissione Iotti. E continuò su questa strada con il Convegno di Amalfi e i due di Roma, quando con il Movimento sociale si confrontarono su queste questioni, ancora tabù, coraggiosi esponenti di altri partiti, costituzionalisti, dirigenti sindacali e rappresentanti dell'imprenditoria pubblica e privata. Seppe cioè raccogliere e interpretare l'ansia del nuovo, che già da allora attraversava l'Italia: lo fece con un tempismo e una lucidità irripetibili. Impose il dibattito, il ragionamento anche a chi era refrattario verso ogni rinnovamento istituzionale. Altro che nostalgia!. È stato, questo della Nuova Repubblica, il suo contributo finale, forse il più alto, a questo Paese al quale ha dedicato tutta la vita. La vita di un grande italiano.
Massimo Magliaro
3 - Patuccio (30 Maggio 2008)
Gentile dott. Onesti, so che la frase citata da lei nell'incipit è di Friedrich Gustav Emil Martin Niemöller. Forse mi sbaglio, ma questo ho letto altrove. Per quel che riguarda l'articolo (premetto, sono antifascista rientrando in una delle "categorie" pericolose per il fascismo), ho letto da wikipedia che G. Bocca fu uno dei 360 intellettuali e personalità che aderirono al manifesto della razza. Non so se abbia mai chiesto scusa, ma apprezzo la sua presa di posizione contro la scellerata idea del neo-sindaco "romano" di intitolare una via ad Almirante.
4 - Monesti da Campagna (30 Maggio 2008)
Tutto mi si può dire fuorché che io sia "fazioso". Il mio rispetto per le posizioni altrui, anche quelle lontane anni luce dalla mia formazione e dalle mie idee, la mia ferma convinzione che ciascuno dev'essere libero di dire ciò che pensa, mi portano a dare spazio a tutti, soprattutto quando ci si firma e quando non si offende, in modo anonimo. Solo una cosa chiederei ai cortesi lettori di questo Blog: siate meno prolissi. Però, se si deve contribuire ad una più completa informazione a 360°, ciò ben venga.
Una cosa è sicura, non possiamo trasformare un Blog, il mio nel caso specifico, in una estenuante ed infinita dissertazione sulla difesa "delle ragioni" della Destra in Italia e vedere in casa altrui tutto il male possibile. E poi non una parola di condanna sulle Leggi Razziali. E questo solo perchè il "berlusconismo" (chiaro il riferimento all'ex pduista delle "leggi ad personam", della "porcata elettorale", dell'eterno "conflitto di interessi"...) ha vinto Italia?. Certo in democrazia governa chi vince, tralasciando, nel caso specifico, di andare al come (ovviamente anche per responsabilità dello schieramento avverso!). Mi auguro nell'interesse esclusivo del paese!. Ma, in tutta sincerità, ne ho forti dubbi!. Poi giudicherà il popolo sovrano, come ha fatto in passato, quando sarà chiamato ad esprimersi. Questo succede in tutte le democrazie del mondo!. Mettiamo da parte, però, il "manicheismo" galoppante, sport molto di moda di questi tempi, per dimostrare l'indimostrabile e cioè che da una certa parte c'è la verità in assoluto. La storia, se vuoi anche il pensiero filosofico, vanno letti e compresi, per attrezzarsi con oggettività ad intervenire, per cambiare, eventualmente, le cose, lo stato delle cose. Non possiamo uscircene con slogan, che hanno il tempo che trovano. Posizioni di parte, e tanto anche, pertanto, anche le tue. Rispettabilissime, ma non per questo condivisibili, anzi...
Lo stesso Presidente della Camera, quello attuale, ha usato parole di condanna netta del Fascismo e delle Leggi Razziali. Opportunismo o vero revisionismo?. Considerato come viene attaccato dalla destra "storaciana" in modo particolare, ma non solo, propenderei più per la seconda opzione.
E poi, come si fa a mettere sullo stesso piano figure notevoli del movimento operaio internazionale, miti di intere generazioni, morti per difendere la libertà altrui e la dignità umana, con chi, con la dittatura fascista, le libertà democratiche le ha cancellate, affossando la democrazia, emanando le vergognose leggi razziali e portando il paese in un'avventura senza uscita, quelle della guerra. Fa rabbrividire la caduta di stile e di tono quando si definisce il "Che" un "delinquente...", paragonandolo addirittura a Milosevic e Saddam. Da un giovane poi...Sul raid xenofobo di Roma, rinvio al mio servizio di riferimento.
Gli storici si sono già espressi e fino a quando la destra italiana non si affranca da certi fardelli, che continua a difendere inserendo nel suo ragionare tutto e di più per demonizzare "i nemici" (infatti, si continua a vedere solo ciò, "farneticando" addirittura su determinati temi, tanto da non comprendere nemmeno la fonte da cui si attinge...ma lasciamo stare...è pure questa libertà di pensiero...ma anche di formazione storica, filosofica ed umanistica, che o c'è o non c'è!), non sarà mai come le altre "destre democratiche di governo" (penso ai grandi paesi democratici occidentali o agli stessi Stati Uniti).
In riferimento, poi, a quanto scrivi nel tuo Commento del 29 Maggio 2008 ("...Mario, sii corretto e non utilizzare la tua dolce penna, per scrivere cose pretestuose. Diventi poco credibile, di facile attacco come già ti è capitato su 'Salerno Press'. Sii un giornalista imparziale, metti l'accento e i pareri sulle cose, ma evita di fare politica..."), ti rispondo non con le mie parole, ma con quanto riportato sullo stesso giornale on-line il 23 ed il 24 Maggio scorso (preciso che tutto era partito da un mio Commento firmato, perché questa è la mia cultura politica e professionale!, del 20/05/2008 21.54.27 - monesti.blog.tiscali.it: "Ma quando la si smette?. Ma in che paese vogliamo vivere?. A furia di usare un certo linguaggio, di delegittimarsi a vicenda, di demonizzare il clima del confronto, si potrebbe mettere a rischio la stessa democrazia, che è un patrimonio di tutti. Così continuando, prima o poi qualcuno ce la toglierà, a tutti, e allora, sì, che sarà dura. Per tutti. Si badi bene, che, a volte, la storia si ripete, sia pure non sempre allo stesso modo..."):
23/05/2008, Ore 10.02.46 - REDAZIONE: "Caro estimatore degli "offesi", pur essendo comprensibile il suo punto di vista, ci sembra opportuno fare qualche precisazione. È la prima volta che la redazione decide di rispondere direttamente ai commenti e questo deriva dalla pacatezza e dalla chiarezza del suo commento. La realizzazione del Blog per commentare le notizie nasce dall'intenzione di mettere a disposizione degli utenti uno spazio per confrontare posizioni ed opinioni, per esprimere idee, critiche, dissensi ed approvazioni. Lo abbiamo voluto senza filtri e censure, altrimenti avremmo finito per mettere a disposizione solo pagine con commenti "selezionati" da noi, senza alcuna libertà per le opinioni degli utenti...".
Strano concetto di libertà, quello della Redazione dell'organo on-line in questione, perché, a mio avviso, la "libertà per le opinioni degli utenti...", che va garantita, ma certamente non va confusa con la libertà di offendere tutti, in modo anonimo per di più, sul piano professionale, umano e personale. Ma si è mai notata, per esempio, una cosa del genere sul mio visitatissimo Blog?.
Ti informo, che la risposta, di cui sopra, della Redazione è stata la conseguenza diretta di un Commento inviato alla Redazione di quell'organo on-line il 24 Maggio 2008, che riporto qui appresso:
24/05/2008. ore 17.08 - Un Offeso!: "Cara Redazione, vi sembra il caso di affacciarvi ora al Blog con questo tipo di messaggio...dopo tutto lo schifo che si è potuto leggere per giorni e giorni!. C'era il bisogno di segnalarvi le cose ingiuriose per cancellarle...molta vergogna...e poi la responsabilità non sono sicuro se è soltanto di chi ha scritto...".
Aggiungo solo che, non solo cerco di essere "corretto", ma, che cerco, altresì, di fare il "giornalista" con grande impegno e passione civile, politica pure se preferisci. O la politica è territorio su cui possono addentrarsi tutti, fuorché il sottoscritto?.
Non entro, perciò, nel merito delle cose scritte sia da Roberto che nel Commento successivo, avrei preferito, però, che si entrasse direttamente, esprimendosi, nelle questioni che io, ma non solo, pongo all'attenzione dei lettori. In fondo, che abbia fatto bene, lo dimostrano i Commenti arrivati e che, molto probabilmente, arriveranno ancora. Il sale della democrazia, pur da posizioni nettamente diverse, è proprio il confronto, il dialogo. Tanto dovevo, Monesti da Campagna.
P.S. - C'è un "limite" in questa mia risposta: sono stato prolisso, per forza di cose, anch'io. Mi impegno a non esserlo più, in futuro. Per ora me ne scuso con i lettori.
5 - Roberto Manna, Portavoce Provinciale Gioventù Italiana (29 Maggio 2008)
MANNA ROBERTO, 29 Maggio 2008 - Mi scuso con Mario per il mio essere prolisso, ma a volte serve solo ed esclusivamente per completezza di informazione e di fonti. Mi rimproveri di non essere entrato nel merito della questione. Beh credo che non sia proprio cosi!. Ho scritto chi era Almirante, un uomo al quale un ex presidente della camera Comunista (Luciano Violante) ha fatto pubblicare 5 Volumi (una enormità di documenti) sui suoi discorsi parlamentari. Ed ho lasciato un commento chiaro sulle accuse che hai mosso e su quello che scrive il tuo giornale (comunista) "L'Unità" (ricordati che quel giornale è finanziato dallo stato, stampa pagata da noi per informazione di parte).
La produzione e l'apporto dato da Giorgio Almirante alla repubblica non può essere contestualizzato, in un meccanismo becero del tipo: HA FIRMATO IL MANIFESTO DELLA RAZZA, è un cattivo!!!!...
Penso che sia una cosa deplorevole, annullare un periodo dal 45 al 1988, dove si è servita la Repubblica pur provenendo dalla esperienza (mai rinnegata) del Fascismo.
Invito Mario a pubblicare i firmatari del manifesto 360 INTELLETTUALI e 10 SCIENZIATI, (http://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_razziali_fasciste), ma lo fecero in una contestualizzazione mondiale ed europea diversa. Molti di loro, successivamente, si iscrissero al PCI e alla resistenza (furono tanti traditori del regime che li aveva onorati e fatti uomini e professionisti, ma esistono tre categorie di persone!!!e loro erano dei quaquaraqua!).
Ricordo che scrissero anche Giovanni Spadolini e Amintore Fanfani, sulla difesa della razza. Vergognosi pure loro??.
Almirante non lo era!!. Era un UOMO vero e tale fu fino alla morte, che per destino coincise con quella di un altro grande del MSI P. Romualdi.
Un Uomo VERO, il primo ad onorare il feretro e la salma di un grande comunista ed avversario quale Berlinguer, ma purtroppo la mente dell'uomo dimentica presto i GRANDI.
Allora, caro Mario, tu non sei fazioso ed io non voglio pensarlo (anche se sei tu a scriverlo), ma, allora, fai completezza di informazione con articoli e commenti di autori di DESTRA e SINISTRA, come pure ritagli di Giornali non solo della tua parte politica.
Ti ripeto, che non è colpa nostra se il Comunismo è stata la ideologia BUFALA del terzo millennio. È giusto che tu voglia salvarlo e fai bene. Ma, ricorda, che la prima regola del giornalismo è COMPLETEZZA DELLE FONTI e CONTRADDITTORIO. Il secondo (contraddittorio), lo rispetti dandomi possibilità di scrivere come uomo di destra sul tuo Blog, ma la completezza a volte manca.
Ti abbraccio sempre affettuosamente. Sai che ad ogni modo, anche se sei un COMUNISTA, io TVB, MANNA ROBERTO - Portavoce Provinciale Gioventù Italiana - BUONA DESTRA A TE
6 - Roberto Manna, Portavoce Provinciale (SA) Gioventù Italiana
MANNA ROBERTO, 29 Maggio 2008 - Non c'è nessuna voglia di difendere le ragioni della destra, perché, se un partito vince, è perché è credibile.
Se una IDEOLOGIA vive e non muore, diventando forza di governo, in ITALIA, FRANCIA, etc., c'è di sicuro una ragione ed è quella che ci fa governare e che fa stare le sinistre a casa. E tu, caro Mario, devi necessariamente fartene una TUA RAGIONE DI VITA (non siete fatti come sinistre per governare).
Le fonti io le cito, ma tu, mi sembra di leggere, mi indichi, cito testualmente il tuo pensiero (infatti, si continua a vedere solo ciò, "farneticando" addirittura su determinati temi, tanto da non comprendere, noi comuni mortali, nemmeno la fonte da cui si attinge...ma lasciamo stare...è pure questa libertà di pensiero..."). Beh, farneticare è una parola grossa, per chi seppur mediocre come me, riesce ad elaborare pensieri ed ad usare fonti modeste, in confronto a chi ha ottimi mezzi di informazione come te (Vedi L'UNITA') ma il problema è fare giornalismo e ti ricordo le due regole fondamentali (non le ho inventate io), tu hai la tessera di giornalista, le conosci, BISOGNAREBBE CHE COMPRENDESSI I TERMINI, [COMPLETEZZA DELLE FONTI e CONTRADDITTORIO], BASTA LEGGERE SUL VOCABOLARIO, non c'è bisogno di fonti di suprema intelligenza o pensiero filosofico, basta leggere il vocabolario ed il loro significato.
Caro Mario, che ci vuoi fare, è la regola della DEMONIZZAZIONE che tu citi, c'è chi cerca di praticarla e chi la usa di continuo, attraverso GIORNALI, TV e Blog su internet...cercando di capovolgere la realtà.
ALLORA SI CAPISCE PERCHE' LA SINISTRA NON E' CREDIBILE, COME NON LO E' STATO IL SUO CREDO RINNEGATO (dal PD), IL COMUNISMO. UN ABBRACCIO
7 - R. Manna, Portavoce Provinciale (SA) Gioventù Italiana (31 Maggio 2008)
CARO MARIO, NON PUOI SOVVERTIRE LE MODALITA' CON CUI ARRIVANO I POST. INOLTRE, NON C'E' NESSUN POST OFFENSIVO!. IL POST DI ALMIRANTE DOVE E' FINITO?.
POI HO SCRITTO DI NUOVO DA IERI E NN HAI PUBBLICATO. MI DISPIACE, MA QUESTA NN è CORRRETTEZZA!!. NON VA BENE!!!. SE TU SCRIVI, DEVI GARANTIRE DIRITTO REPLICA, HO 3 POST DI CUI UNO LUNGO, NON DIRMI CHE NON PUOI SCRIVERE ALTRO PER LUNGHEZZA...TI PREGO, NON CREDEREI A QUESTA COSA.
IERI C'ERA ED ADESSO NO. RITORNA AD INSERIRE I POST E IN SUCCESSIONE COSI' COME SONO ARRIVATI, I TUOI ED I MIEI. IN QUESTO MODO LA GENTE NON CAPISCE ME CHE SCRIVO E TU CHE RISPONDI. GRAZIE, BUONA DESTRA
8 - MARIO ONESTI - 31 Maggio 2008
Sto sistemando, se trovo il tempo necessario, in modo diverso i Commenti, lunghissimi, che mi arrivano, soprattutto da parte di rappresentanti della DESTRA, per non parlare di quello lunghissimo, lunghissimo ed ancora lunghissimo su Almirante (ben 18.179 catratteri!). Li sto inserendo, di volta in volta, come Testi (con relativo riferimento ai File postati), in un'unica Cartella. Prego i cortesi Visitatori di non inalberarsi, di pazientare e di darmi il tempo materiale di farlo.
Non ho nessun interesse ad "oscurarli", anzi più si leggono e meglio è, in modo particolare per chi la propria testa sa farla funzionare, in un momento di ringalluzzimento, in un momento in cui sembra si stia tentando di far ritornare "il sonno della regione", quello che in passato ha già generato "mostri"...
E, poi, ci tengo a precisare che non ho solo il BLOG, che comunque, essendo mio e non di altri, cerco di gestire al meglio e nel rispetto di tutti, ma senza imposizioni e/o "censura" alcuna, termine che, per formazione culturale e politica, non m'appartiene.
Ho famiglia, ho i miei impegni e tant'altro e non è che mi devo preoccupare di essere tempestivo più del comprensibile, nelle risposte...o nel postarle sul Blog, verso chi, ormai, "mi marca ad uomo", così si direbbe in gergo calcistico, sulle cose che riguardano la Destra.
Mario Onesti, in primis, rivendica, anche per sé, la "libertà di pensiero e di espressione", fino a prova contraria siamo in democrazia, quella nata dalla lotta partigiana contro il nazi-fascismo!. E poi non sovverte proprio niente. Non accetta, pertanto, accuse di "scorrettezza", né, tanto meno, di "faziosità". Semmai, chi fa i Commenti si dia una regolata, quella cioè di non andare oltre una determinata e ragionata "lunghezza". Con rispetto, come sempre, Mario Onesti
9 - Giuseppe Bottazzi, alias Peppone, nonché grande amico di Don Camillo
(3 Giugno 2008) - Oggi, come allora, diremo?.
Nel 1947 Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, fu processato per crimini di Guerra (Fosse Ardeatine, Marzabotto e altre orrende stragi di innocenti) e condannato a morte. La condanna fu commutata nel carcere a vita. Ma già nel 1952, in considerazione delle sue "gravissime" condizioni di salute, egli fu messo in libertà. Tornato in patria fu accolto come un eroe e un trionfatore dai circoli neonazisti bavaresi, di cui fu attivo sostenitore. Alcuni giorni dopo il suo rientro a casa, Kesselring ebbe l'impudenza di dichiarare pubblicamente che non aveva proprio nulla da rimproverarsi, ma che - anzi - gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante l'occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli... un monumento. A tale affermazione rispose uno dei padri nobili della nostra Patria, il giurista Piero Calamandrei, con una famosa epigrafe (recante la data del 4.12.1952, ottavo anniversario del sacrificio di Duccio Galimberti), dettata per una lapide "ad ignominia", collocata nell'atrio del Palazzo Comunale di Cuneo in segno di imperitura protesta per l'avvenuta scarcerazione del criminale nazista.
L'epigrafe afferma:
"Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA".
Oggi, come allora, a chi vuole stravolgere gli avvenimenti storici ed attenuare le responsabilità politiche (e non solo) per gli stessi, diremo: "L'avrai camerata" la strada, che pretendi da noi italiani, ma con che pietra si costruirà a deciderlo tocca a noi?.
10 - Roberto Manna (4 Giugno 2008)
Il 22 Maggio di vent'anni fa si spegneva Giorgio Almirante. Sicuramente un gigante della politica italiana con indiscutibili meriti, una figura tanto amata quanto discussa dentro e fuori del suo partito, il Movimento Sociale Italiano. Almirante fu tra i cinque fondatori che il 26 gennaio 1946 si ritrovarono nello studio di Arturo Michelini per dare vita al MSI. Con loro anche Giorgio Bacchi, Giovanni Tonelli e Pino Romualdi. Quest'ultimo - nativo di Predappio, vicesegretario nazionale del Partito Fascista Repubblicano durante la RSI, a lungo presidente del Msi - altra figura storica missina, per una strana scelta del destino morì il 21 Maggio 1988. In appena ventiquattro ore, il MSI perse due figure storiche, che vennero accomunate in un indimenticabile funerale celebrato a Roma il 24 Maggio. Decine e decine di migliaia di persone - ordinate in un composto ma gigantesco corteo - accompagnarono i due feretri dalla sede del partito, in via della Scrofa, fino a piazza Navona, dove, nella chiesa di Sant'Agnese, fu celebrato il funerale.
Indimenticabile per chi, come chi scrive, insieme a tanti altri dirigenti e militanti del Fronte della Gioventù fece parte del servizio d'ordine, guidato e organizzato da un giovane, Gianni Alemanno, da pochi giorni segretario nazionale del FdG. Indimenticabile come i ricordi sparsi che riaffiorano nella mente: i nomi scanditi a più riprese dalla folla, il "presente" chiamato da Cesco Giulio Baghino e gridato all'unisono, l'Inno a Roma cantato a squarciagola da migliaia di italiani commossi, una selva di braccia tese.
Non è facile trovare le parole giuste per ricordare degnamente queste due figure. Meglio affidarsi a chi ha saputo dosare le parole in una circostanza tanto importante.
«Parlare di te, Almirante, e di te, Romualdi, è uno schianto. Uno schianto terribile, che ci soffoca il cuore, che ci prende alla gola. Ma è anche un onore che ci inorgoglisce fino alle lacrime. Perché qui, oggi commemoriamo due italiani, due grandi italiani, due italiani puliti, coerenti, coraggiosi, tenaci. Commemoriamo due maestri di vita e di pensiero, due esempi che non possono morire con la morte fisica dei vostri corpi. Voi, Almirante e Romualdi, siete dentro di noi. Appartenete a tutto questo popolo italiano che avete sempre amato, anche quando la legge della fazione lo ha diviso tragicamente, determinando ferite che voi volevate sanare e noi vogliamo sanare. Voi, Almirante e Romualdi, siete stati gli alfieri di questa Italia che ha incivilito il mondo, che ha versato il suo sudore e il suo sangue per onorare il lavoro fecondo e la tradizione gloriosa di questo vostro e nostro popolo, di quella Italia che ha dato al mondo sapienza, leggi, poemi, chiese, esplorazioni, cultura, arti.
Due alfieri di quella Italia che non cambia bandiera, che non si vende, che non rinnega, che non tradisce, che non offende; di quella Italia che guarda avanti, che crede nel proprio destino, che non rinuncia a vivere e a sperare; di quella Italia invasa, spezzettata, devastata, offesa, insultata, umiliata, calpestata dai barbari antichi e nuovi; di quella Italia che si ritrova, che si riscatta, che si riprende, che si rialza, che si rinnova; due alfieri di quella Italia dignitosa nella schiavitù, coraggiosa nella sventura, serena nelle avversità, clemente nella fortuna e misurata nella gloria. Un?Italia che voi ci avete insegnato per 40 anni ad amare, a considerare, come voi la consideravate, adorabile. No, Almirante, no, Romualdi, voi non morite, non potete morire. La vostra opera, la vostra vita sono il vostro messaggio, sono la vostra consegna a noi che, come ci avete sempre insegnato, non abbiamo paura di avere coraggio.
Tu, Almirante, questa tua e nostra Italia l'hai percorsa tutta come un apostolo instancabile dell'Idea che, con Romualdi, hai rialzato quando la sconfitta l'aveva gettata a terra. Le hai parlato con quella parola ineguagliabile che era un dono di Dio. Con quella voce dolcissima che mai potremo dimenticare. L'hai accarezzata con quegli occhi celesti e puliti che adesso, qui, ci guardano. L'hai attraversata tutta, villaggio per villaggio, città per città, contrada per contrada, valle per valle, per 40 lunghissimi anni di onore e fedeltà. Tu, Romualdi, l'hai segnata, questa Italia, con la passione incontenibile del tuo amore, con la forza del tuo carattere generoso, con la tenacia della nostra sanguigna terra romagnola.
Per 40 lunghissimi anni avete portato insieme, in alto, altissima, la bandiera stupenda e pulita della fedeltà alle radici del nostro popolo. Ci avete insegnato che un popolo senza radici non ha futuro, così come un albero senza radici muore. E noi vivremo, Almirante e Romualdi, vivremo per voi e con voi. Ve lo giuriamo col cuore gonfio di dolore e con l'animo colmo di fierezza per essere stati con voi nelle sconfitte e nelle vittorie. Sempre, in questi anni meravigliosi e terribili nei quali ci avete insegnato che le prove più difficili debbono e possono essere vinte. Voi, insieme, le avete vinte. Noi, insieme, le vinceremo. Saranno le vostre vittorie. Saranno le più belle, perché Dante, il tuo Dante, caro Almirante, ci ricorda che la grazia piove sul capo di chi combatte per meritarla. Ci avete consegnato un partito forte, orgoglioso, pulito. Ecco le parole, che tu, Almirante, hai scritto nel lontano 1974. "Noi siamo caduti e ci siamo rialzati parecchie volte. E se l'avversario irride alle nostre cadute, noi confidiamo nella nostra capacità di risollevarsi. In altri tempi ci risolleveremo per noi stessi. Da qualche tempo ci siamo risollevati per voi, giovani, per salutarvi in piedi nel momento del commiato, per trasmettervi la staffetta prima che ci cada di mano, come ad altri cadde nel momento in cui si accingeva a trasmetterla. Accogliete dunque, giovani, questo mio commiato come un ideale passaggio di consegne. E se volete un motto che vi ispiri e vi rafforzi, ricordate: "Vivi come se tu dovessi morire subito. Pensa come se tu non dovessi morire mai."
No, caro Almirante, il testimone non è caduto a terra. E' in buone mani. In mani giovani, in mani forti, in mani che non cederanno. Lo porteremo avanti, avanti, avanti anche per te, anche con te. Perché tu, Almirante, perché tu, Romualdi, non ci lasciate. Voi restate fra noi, alla nostra testa, in piedi.
PARAGONARE PERSONE COME GIORGIO ALMIRANTE A KESSELRING MI SEMBRA OSARE DI MISCELARE OLIO ED ACQUA IN MANIERA OMOGENEA, SOLO UN PAZZO PENSEREBBE DI FAR CIO'...
11 - Roberto Manna (4 Giugno 2008)
Riferito ad un Servizio di Mario Onesti, postato su questo Blog il 25/04/08
25 Aprile: Per una memoria accettata e rispettata
"La pacificazione nazionale non può essere prospettata agli altri se non comincia da noi e se non si evidenzia in tutte le nostre parole, in tutte le nostre iniziative responsabili. Se ne sono pienamente convinti tutti coloro che sono sempre stati e continuano ad essere vicini al Movimento Sociale Italiano, se ne sono pienamente convinti coloro che si onorano di aver militato nella Rsi, coloro che hanno fatto la dura scelta dei campi di concentramento 'non collaboratori', coloro che hanno subito galera ed epurazioni. E' difficile, è addirittura impossibile, che, chi ha pagato di persona per una causa morale e nazionale, non sia oggi pienamente disponibile per pagare di persona per una causa altrettanto morale e nazionale?".
Così - nel lontano 1972 - Giorgio Almirante parlava di pacificazione nazionale, che definiva "suprema esigenza morale". Parole ancora attuali, perché nulla è cambiato. Dopo 36 anni - ed a 63 anni dalla fine della guerra civile - una parte d'Italia festeggia ancora in pompa magna la ricorrenza del 25 Aprile come anniversario della liberazione, festeggiando un'insurrezione minoritaria, che influì ben poco sull'esito finale, una vittoria nazionale che non ci fu, un conflitto che gli stranieri vinsero per conto degli italiani, impegnati in una guerra fratricida. Eppure, il 48,9% degli italiani non sente questa data come festa nazionale ed il 21,5% non sa neanche cosa viene celebrato. Sondaggio Ferrari Nasi & Grisantelli, 4 aprile 2008.
Un evento che si rivitalizza a ridosso delle sconfitte elettorali della sinistra, come già avvenne nel 1994, e questa volta, con la scomparsa dei comunisti dal Parlamento, la rabbia è tanta. "Bella ciao" e "Fischia il vento", accompagnate dalle bandiere rosse e dai pugni chiusi verso il cielo, saranno le colonne sonore della rivincita dei 'trombati'. Una celebrazione che "non sarà mai una festa condivisa fino a che non si rimuoverà il suo lato oscuro e criminale, messo in luce da Pansa, circa le stragi e le bestialità commesse a guerra finita" (Marcello Veneziani, "Libero", 24 aprile 2008). Un lato oscuro e criminale sul quale si è aperto un piccolo scorcio di verità, un tragico capitolo di storia patria del quale non si sente parlare senza l'anacronistica retorica dell'antifascismo di ritorno.
Urge ritrovare la memoria, che non potrà essere condivisa, ma almeno accettata e rispettata reciprocamente. Serve favorirla ricordando con rispetto tutti i caduti della guerra civile. Con un'iniziativa che rischia di incontrare l'ostilità di entrambe le parti in causa: attraverso le testimonianze scritte dalle due parti in lotta, rendendo così onore a chi ha lottato ed è caduto in nome delle proprie Idee.
MANNA ROBERTO
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12 - Roberto Manna (4 Giugno 2008)
Per un pò di chiarezza...? - NAZIFASCISMO? o NAZIONALSOCIALISMO E FASCISMO??
Non era ancora finita la guerra 1939-1945, che l'antifascismo coniò il termine "nazifascismo". Il motivo è palese: si vogliono accorpare le responsabilità sulle infamie, "reali, presunte o costruite che siano" del nazionalsocialismo con il fascismo.
Una cosa va chiarita prima di entrare nell'argomento: Mussolini sin dalla nascita del movimento hitleriano e fino agli ultimi giorni della sua vita, anche quando l'aiuto tedesco per la conduzione della guerra ormai compromessa, sino ad allora, ripeto, differenziò sempre l'ideologia della sua creatura, il Fascismo, da quella del Nazionalsocialismo.
Agli osservatori superficiali o interessati, parrebbe evidente che l'uno (il Nazionalsocialismo) e l'altro (il Fascismo) avessero molte analogie, una fra tutte: avere gli stessi avversari e cioè il comunismo e il capitalismo. Tuttavia, sin dai primordi dei due Movimenti "certamente totalitario" il primo, "autoritario il secondo", erano evidenti precise differenze, così profonde che il confronto fra le due "dittature" può essere trasportato solo a livello di generica astrazione.
Una delle massime mussoliniane era: . Il Corporativismo economico di tipo italiano fu ricusato da Hitler in quanto contemplava una certa autonomia per ben precise componenti istituzionali. Il Führer impose il controllo completo del Partito su ogni organo sociale ed economico dello Stato.
Una delle più profonde divergenze fra le due ideologie è quella del "razzismo?, concezione sconosciuta ai fascisti italiani ed estranea agli italiani in generale. La qual cosa darà adito, proprio a partire dal 1938 (data della divulgazione in Italia delle "leggi razziali") a contrasti sempre più stridenti fra i due Paesi "alleati".
Ogni rivoluzione prevede la nascita dello "uomo nuovo": quello nazionalsocialista sarebbe stato un prodotto biologico, quello fascista era orientato sulla tenacia, sulla tradizione ed i valori della "romanità" e sulla formazione culturale.
Come sappiamo, il fascismo salì al potere come Movimento di minoranza, che venne scelto dalla Monarchia come "male minore", vista la situazione pre-rivoluzionaria esistente in Italia in quegli anni. Ecco, quindi, un'altra delle differenze fra il fascismo e il nazionalsocialismo. Quest'ultimo giunse al potere nel 1933 forte del consenso "democratico" del 40% dei tedeschi.
Altra differenza sostanziale fra i due regimi è che quello italiano si sviluppa all'interno di uno Stato fortemente radicato nella Chiesa cattolica, intralcio che in quello tedesco era inesistente.
Stessa situazione esisteva per l'istituto monarchico con il quale il fascismo dovette fare i conti. Ostacolo insussistente in Germania.
Certamente le differenze più sostanziali fra i due regimi sono forse quelle che riguardano il rapporto fra Partito e Stato e l'assetto futuro del mondo. Nel fascismo si esaltavano le funzioni di popolo e comunità, ma l'uno e l'altro debbono operare nell'interno dello Stato. Nello Stato fascista il Partito stesso è subordinato allo Stato. E' fuor di dubbio che nel programma fascista c'è la volontà di creare uno "Stato totalitario", ma "totalitario" nel senso fascista: "totalitario in quanto la totalità è nello Stato".
Così, se in Italia trovano forma i "Codici Rocco", certamente autoritari e che ancor oggi, a livello giurisdizionale, sono validi, se vi era un Senato di nomina regia, se vi era un Parlamento che si svilupperà poi nella "Camera dei Fasci e delle Corporazioni", per cui il lavoro parlamentare svolgeva le sue funzioni e il legislatore poteva manifestare la propria opera in modo organica, tutto questo nella teoria giuridica nazionalsocialista non esiste. Nella Germania nazionalsocialista il Partito controlla lo Stato, anzi, e più propriamente, lo Stato è il Partito.
Con maggior precisione il professor F. Muni, nella conferenza tenuta all'Istituto Storico di Terranova Bracciolini il 16 settembre 1998, ha precisato..."Nell'Italia fascista teorie del genere erano impensabili".
Per concludere questo certamente incompleto esame delle diversità dottrinarie e di sostanza fra i due regimi, va evidenziato l'aspetto decisamente di base che differenziava le due "dittature": la personalità e il senso del comune vivere civile dei due "dittatori", così diversi che condizionerà la storia quando questa sarà libera di essere scritta senza gli agganci che le sono stati imposti.
Chiudiamo ricordando il pensiero di Renzo De Felice, come riportato nella "Intervista sul Fascismo", pag.51:...
Insomma: tra fascismo italiano e nazionalsocialismo tedesco ci sono semmai più punti di divergenza che di somiglianza. Come ha osservato Michael Ledeen.
Se si volessero trovare similitudini fra le tre grandi rivoluzioni del XX Secolo (Comunismo, Fascismo e Nazionalsocialismo), queste sono più evidenti fra il Comunismo e il Nazionalsocialismo che fra quest'ultimo e il Fascismo.
MANNA ROBERTO
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13 - Mario Onesti a Roberto Manna (4 Giugno 2008)
Tanti articoli sui giornali, e non solo, quando altri manco ti prendevano in considerazione!. Spazio illimitato sul "mio" Blog, come per nessun altro. E questo è il ringraziamento!. Ultimamente, infatti, sei stato piuttosto infelice nei miei confronti. Hai incominciato definendomi "fazioso", poi "scorretto", poi ancora "poco credibile", "bisognerebbe che comprendessi i termini (...), basta leggere sul vocabolario" e mi fermo qui. Certo che conosco il "vocabolario", non fosse altro che professione!, e certo, anche, che conosco le regole della "informazione", e non è solo questione di Tessera!, visto che, in un modo o in un altro, ho scritto, in circa un trentennio, migliaia e migliaia di articoli. Offendere, per il gusto di offendere, non fa certamente onore.
Ma, non è che devo diventare "fascista" per andare bene?. Io ho una mia formazione, che mi deriva dagli studi, innanzitutto, e non parlo con slogan vuoti e privi di significato reale. Né posso trasformare un Blog, molto, molto visitato, inserendo ciò, che in primis non condivido per niente e che, in fondo, è possibile ricavare facilmente da Internet.
Che passi la tua ri-proposizione estenuante sulla storia del fascismo e dei suoi leader, ma che addirittura vuoi far passare Commenti lunghissimi, che, ad onor del vero, stanno comunque uscendo, in vario modo, tutti e per intero, è veramente una pretesa assurda. Ed io, paziente, perché sono una persona civile, a starti dietro...ma a tutto c'è un limite!.
Ricorda che questo Sito-Blog è gestito da Mario Onesti e non da "La Destra". E, se proprio ci tieni, metti le tue "riflessioni" sul tuo Blog, visto che ne hai uno!. Io rispetto le tue scelte, non sembra, però, che tu faccia altrettanto con me!.
Certo che uso il "mio" strumento on-line (ma anche diversi giornali) per informare e contribuire a far crescere, sperando che in parte ci riesca, culturalmente, con grande passione civile, politica e storica, chi mi onora, non offendendomi, di leggere quello che scrivo.
Scrivevo tempo addietro sul sito del Comitato Palatucci di Campagna che "senza memoria storica, non si costruisce nessun futuro, semmai si corre il rischio, oggettivo, di rivivere, sia pure in modo diverso, le stesse tragiche cose già vissute nel recente passato", che "è giusto ed umano perdonare, ma giammai dimenticare, perchè ciò sarebbe cosa folle", che "la storia, quella su cui poggia solidamente la nostra democrazia repubblicana, che nessun revisionismo contingente o di maniera potrà più cancellare, è ormai un intoccabile patrimonio collettivo". Pertanto, la Storia si è già espressa, non si aspetta di certo che venga riscritta in modo distorto dai nostalgici di ieri e di oggi.
Ho quasi l'impressione, che tu mi stia addirittura marcando ad uomo, per dirla in gergo calcistico. Non posso postare niente sul Blog, perché, se tocco la tua suscettibilità, giù a menare "bordate" continue con veri e propri proclami. Ma questo è il tuo concetto di democrazia e di libertà di pensiero?.
Questo Blog l'ho creato per inserire in primis gli articoli, che pubblico su diversi organi di informazione, oltre che per inserirci quello che penso che sia più giusto, più attuale, condivisibile o meno che sia. Ovviamente partendo dalla mia formazione culturale e politica. Il fatto, poi, che sia visitato tantissimo, è la dimostrazione che la mia è un'operazione culturale ben riuscita. Per fare ciò, e mi costa molti sacrifici, non devo chiedere il permesso a nessuno. Né posso perdere tempo più del dovuto e del consentito per pensare a come rispondere a chi non la pensa come me.
Non ne ho la pretesa. Caro Roberto, vorresti, forse, con i tuoi sermoni di etica politica, avere la pretesa di portare uno come me, che qualcosina nella vita l'ha studiata, insegnata e letta, sulle tue posizioni politiche, di cui non condivido niente di niente. Semmai ne sono, per formazione culturale, agli antipodi?.
So bene, che tu hai interesse a far conoscere, "utilizzando" magari il Blog di un uomo di sinistra, tutto quanto è possibile sulla tua parte politica, "La Destra", perché non parli d'altro. Ho capito che sei di "destra" fino alle viscere. Dialogo con te con piacere, soprattutto perché, al di là delle nostre posizioni, che sono, ripeto, distanti anni luce, ho capito da subito che sei animato da una forte passione politica, e non è poco in un mondo dove qualunquismo e trasformismo la fanno da padroni. Anzi, ti devo pure ringraziare, in quanto indirettamente mi stai facendo conoscere, più di quanto già conosco, per la verità, larga parte della storia politica della tua area di appartenenza. Sappi, però, che non è una tua "furbizia", ma è stata fin dall'inizio una mia precisa scelta quella di darti tanta, tanta visibilità. Non amo "censurare", amo dare spazio a chi mi onora delle sue visite.
E c'è un limite in quello che scrivi, consentimelo: non ti va bene niente degli altri né a sinistra della tua destra, né altrove. Vedi solo nero e solamente nero. Non una parola di critica e/o di autocritica sul passato e tanto meno sul presente. Vale a livello nazionale, come anche a livello locale (penso, per esempio, tanto per parlare della recente campagna amministrativa, alle lampadine enel a basso consumo distribuite durante i comizi della tua coalizione o ai manifesti-facsimile di fantomatici viaggi religiosi...). Di tutto quello che fanno gli altri, forti del loro ampio consenso popolare, sempre e solamente critiche strumentali. Era così prima delle elezioni, continua ad essere così dopo. Basti pensare all'ultimo volantino-manifesto ("!Incominciamo bene!!. Chi ben incomincia è a metà dell'Opera!!...). Sei bravo solo a demolire, cosa, che, che come ben dovresti saper, è molto facile da fare!.
Mai una parola di condanna del fascismo, delle vergognose leggi razziali, dell'entrata in guerra. Solo una difesa asfissiante delle tue ragioni di parte, solo una lettura tutta tua, che non trova riscontro oggettivo da nessuna parte, né storico-economico, né filosofico-politico, se non su testi e tra intellettuali a te molto cari e vicini. E la Repubblica, le riconquistate libertà e la democrazia, la Carta Costituzionale da dove provengono?.
Parli dei comunisti e della sinistra come se parlassi della "merda", evidentemente non sai che essi, come gli altri e più degli altri hanno contribuito a dare all'Italia, risollevandola dall'infamia in cui l'aveva gettata il fascismo, libertà e democrazia, rispetto della persona umana, repubblica e costituzione. E non dimenticare che la "sinistra", che difende, unitamente a tutte le altre forze progressiste, gli interessi dei lavoratori e della parte più debole della società (a differenza della destra che per sua natura e filosofia di gestione del potere è per il neoliberismo sfrenato e senza regole ed ha sempre tutelato gli interessi dei poteri forti!), governa la cosa pubblica in tante realtà grandi e piccole, è presente nelle province e nelle regioni, nel parlamento europeo. C'è stata la dura lezione di queste politiche 2008, è vero!. Ma le sue ragioni non sono per questo scomparse. Vive ed è presente nel paese reale e presto ritornerà più forte di prima. E, poi, non mi sembra che "La Destra" sia dentro le istituzioni nazionali. Perciò, prima di dare lezioni agli altri, si legga bene in casa propria!. Meno supponenza, ci vorrebbe!.
Ancora una considerazione di carattere politico. La storia è un continuum, la lancetta del tempo non si ferma mai. La sua catena non si spezza mai. Non vi sono, cioè, fratture, ma solo profonde revisioni, a volte, per adeguarsi ai tempi che cambiano. Così è stato per il Pci-Pds-Ds, che, assieme al polo del cattolicesimo democratico, ha dato vita al PD di Veltroni e così è stato per l'ex Msi-An-Pdl. Cose tanto importanti, che coinvolgono uomini e donne, tensioni ideali e tormenti interiori, non si possono liquidare con semplici battute da bar. Venendo alla Destra, la vera continuità del MSI e dell'Almirante della storia repubblicana è, penso, in AN (lavatasi nelle fresche acque di Fiuggi), ed in particolare in Gianfranco Fini, il delfino del fine politico di Salsomaggiore, ed oggi nel PDL. Tanto che suoi uomini sono ministri della repubblica italiana nata dalle ceneri del fascismo e della lotta al nazifascismo ed addirittura il suo uomo più prestigioso ed artefice del cambiamento del suo partito è oggi presidente della camera dei deputati. Sarà la storia a dirci se è stato mero opportunismo e/o revisionismo di facciata o scelta convinta nella direzione della democrazia dell'alternanza tra schieramenti politici avversi. Il resto è storia che non cammina...che guarda indietro.
In conclusione, ripeto, ognuno resti con le sue idee, ma si lasci in pace chi la pensa diversamente. Ogni giorno non si può accendere il computer e preoccuparsi di eventuali "commenti forti. Detto diversamente, si ponga fine a questo "duello" virtuale, perché, almeno così sarà per chi sta scrivendo, il tempo lo si vorrebbe usare per scrivere altro, per interloquire civilmente con tutti su tutti gli argomenti toccati (cultura, storia, informazione e cronaca, politica, fatti amministrativi e tant'altro). Tanto dovevo necessariamente, Monesti da Campagna
14 - ATALANTA (8 Giugno 2008)
ADESSO BASTA?. Non è possibile, caro Prof. Onesti, consentire, sul suo Blog, lo stravolgimento della storia e dei fatti ad essa connessi. Anche l'ospitalità, che lei consente, perchè persona perbene ed estremamente democratica, poco per niente consona alle censure, deve avere un limite!.
Possiamo tollerare una strada al camerata Almirante (qualcuno si azzarda a definirlo statista, "mah"..), ma ora, dopo le assurdità che leggo su questo Blog, da parte di autorevoli esponenti della Destra, la misura è colma. Correttezza e moralità, che da sempre contraddistinguono il mio agire, mi impongono una seria e profonda riflessione che, di seguito, vi sottopongo.
E veniamo ai fatti per meglio intenderci. Si parla, in modo disinvolto, del codice Rocco, mi chiedo se chi ne parla lo abbia mai letto?; Si parla di "livello giurisdizionale", ma, chi usa tali espressioni, ne comprende, in modo pieno, il reale significato?.
Non si può assistere, senza proferire parola, ad affermazioni di tale gravità: il codice voluto dal Guardasigilli Arturo Rocco è un codice liberticida; altro discorso è dire che la classe politica italiana non ha saputo o voluto mai sostituirlo e che, solo grazie ai continui interventi della Suprema Corte di Cassazione, esso è stato emendato nel rispetto dei principi costituzionali!.
Si parla, poi, di "lavoro parlamentare" della Camera dei Fasci. E' assurdo?. Il Fascismo è stata una dittatura!. Mussolini ha svuotato, rendendole superflue, le Istituzioni dello Stato, per asservirle al suo scellerato volere. Con che coraggio si dicono tali cose?.
Il fatto, che la Destra sia, oggi, al governo, è l'ennesima riprova che l'Italia è e sarà una Repubblica democratica, ma, per carità di Patria, risparmiateci queste patetiche e meschine rivisitazioni storiche.
Tanto si doveva, caro prof. Onesti (che, per estrema cortesia verso chi invia Commenti, li pubblica in ogni caso, forse anche per far riflettere ulteriormente sulle pagine più nere della storia d'Italia del XX secolo!), solo per il rispetto di quei milioni di italiani, soldati e civili, mandati a morire da un folle, quale era Mussolini, che aveva bisogno di "qualche migliaio di morti per sedersi al tavolo della pace".
ADESSO BASTA?. Non è possibile, caro Prof. Onesti, consentire, sul suo Blog, lo stravolgimento della storia e dei fatti ad essa connessi. Anche l'ospitalità, che lei consente, perchè persona perbene ed estremamente democratica, poco per niente consona alle censure, deve avere un limite!.
Possiamo tollerare una strada al camerata Almirante (qualcuno si azzarda a definirlo statista, "mah"..), ma ora, dopo le assurdità che leggo su questo Blog, da parte di autorevoli esponenti della Destra, la misura è colma. Correttezza e moralità, che da sempre contraddistinguono il mio agire, mi impongono una seria e profonda riflessione che, di seguito, vi sottopongo.
E veniamo ai fatti per meglio intenderci. Si parla, in modo disinvolto, del codice Rocco, mi chiedo se chi ne parla lo abbia mai letto?; Si parla di "livello giurisdizionale", ma, chi usa tali espressioni, ne comprende, in modo pieno, il reale significato?.
Non si può assistere, senza proferire parola, ad affermazioni di tale gravità: il codice voluto dal Guardasigilli Arturo Rocco è un codice liberticida; altro discorso è dire che la classe politica italiana non ha saputo o voluto mai sostituirlo e che, solo grazie ai continui interventi della Suprema Corte di Cassazione, esso è stato emendato nel rispetto dei principi costituzionali!.
Si parla, poi, di "lavoro parlamentare" della Camera dei Fasci. E' assurdo?. Il Fascismo è stata una dittatura!. Mussolini ha svuotato, rendendole superflue, le Istituzioni dello Stato, per asservirle al suo scellerato volere. Con che coraggio si dicono tali cose?.
Il fatto, che la Destra sia, oggi, al governo, è l'ennesima riprova che l'Italia è e sarà una Repubblica democratica, ma, per carità di Patria, risparmiateci queste patetiche e meschine rivisitazioni storiche.
Tanto si doveva, caro prof. Onesti (che, per estrema cortesia verso chi invia Commenti, li pubblica in ogni caso, forse anche per far riflettere ulteriormente sulle pagine più nere della storia d'Italia del XX secolo!), solo per il rispetto di quei milioni di italiani, soldati e civili, mandati a morire da un folle, quale era Mussolini, che aveva bisogno di "qualche migliaio di morti per sedersi al tavolo della pace".
Servizio a cura di Mario Onesti